Questo quadro fa parte di una nuova collezione intitolata “In Personal Chaos”, un progetto in cui il subconscio prende forma in maniera caotica e surreale.
Un luogo in cui emozioni, ricordi e impulsi si muovono senza ordine apparente, influenzati anche da traumi generati dagli equilibri e dalle pressioni della società umana.
Attraverso metafore tratte dalla natura e dal mondo animale, il caos interiore prende forma e diventa immagine. Ciò che normalmente resta nascosto emerge sulla tela, trasformando conflitti, relazioni e ferite personali in simboli universali.
Emerso nell’ acqua
La grande piovra appare striata e assume, non a caso, colori innaturali in un richiamo allo Stregatto di Alice nel Paese delle Meraviglie. Come quella figura enigmatica, essa sembra appartenere a una dimensione sospesa tra realtà e illusione. Rappresenta il subconscio: è una presenza silenziosa che appare come una guida, ma che, all’improvviso, svanisce. Non indica mai davvero una direzione precisa e si limita a osservare e ad avvolgere con i suoi tentacoli tutto ciò che incontra, dalle esperienze più luminose a quelle più oscure.
La scelta del polpo non è casuale. Non solo per la sua straordinaria intelligenza o per i tentacoli capaci di espandersi e afferrare qualsiasi cosa, ma anche per la sua incredibile capacità di mimetizzarsi. Il polpo può cambiare colore in pochi istanti, fondendosi con l’ambiente fino a diventare invisibile. Una volta, osservandone uno in mare, mi sembrò che fosse scomparso all’improvviso; in realtà si era semplicemente confuso tra le rocce, immobile, mentre continuava a osservare ogni mio movimento.
Nel dipinto il polpo si aggrappa a un ammasso di cristalli. Questi rappresentano le persone che ci circondano. Alcuni appaiono quasi perfetti, altri sono spezzati o grezzi, mentre altri simili a macigni che ricordano quasi delle lapidi. Da questo cumulo ne emergono soltanto pochi: sono le persone a cui siamo realmente più legati. Il polpo si aggrappa con decisione ai cristalli più grandi, mentre si contorce per sfiorare con maggiore esitazione quelli più piccoli, quasi a rappresentare l’incertezza e il timore che spesso accompagnano la nascita di nuovi legami con persone ancora poco conosciute. In questo gesto si riflette la difficoltà di uscire dalla propria comfort zone e di affidarsi a relazioni ancora fragili.
Su questo cumulo di cristalli è posato anche un teschio, penetrato da un tentacolo che inevitabilmente viene segnato, tanto da farlo apparire come se si stesse lentamente sciogliendo. Il tentacolo ricorda quasi una lingua e, simbolicamente, la rappresenta. È l’immagine di quelle lingue contorte che si muovono senza riflettere, capaci di pronunciare parole offensive che feriscono e soffocano. Eppure, con il tempo, ci si accorge che non siamo noi a morire sotto il peso di quelle parole: sono piuttosto le persone che le hanno pronunciate a morire dentro di noi. Il teschio diventa così la metafora di relazioni un tempo vive, poi svuotate e consumate da parole di troppo.
Rimane però il segno di ciò che è stato, perché certe parole, anche quando tutto finisce, continuano inevitabilmente a lasciare traccia.
Un altro tentacolo viene invece afferrato da un corvo imperiale, animale spesso percepito come oscuro e minaccioso. Nel dipinto rappresenta le nostre passioni e le nostre vocazioni: quelle parti di noi in cui riversiamo tempo, dedizione e identità. Agli occhi di molti possono sembrare inutili o incomprensibili, forse proprio perché non vengono condivise o comprese. La piovra però lascia stingere con fiducia il suo tentacolo al corvo. Sa che quella è una parte autentica di sé. Il movimento del tentacolo finisce così per disegnare una forma che ricorda il simbolo dell’infinito, segno di qualcosa che continuerà ad accompagnarla e che amerà per sempre.
Intorno al polpo fluttua una bolla di ghiaccio, al cui interno si trova uno strano essere: il pesce diavolo. Il suo aspetto inquietante lo ha sempre fatto percepire come qualcosa di malvagio e sconosciuto. Nel dipinto rappresenta la freddezza, la crudeltà e la malignità che talvolta emergono nell’essere umano. Uno dei tentacoli reagisce con paura e si ritrae, mentre un altro, più fragile e incerto, si avvicina lentamente fino a posarsi sulla superficie della bolla. Nel momento in cui la sfiora, inizia a ghiacciarsi. Da questo contatto nasce quella parte più fredda di noi: la distanza emotiva, l’insicurezza e la difficoltà a fidarsi quando incontriamo nuove persone.
Eppure il pesce emana anche una luce. È una luce paradossale, nata proprio da ciò che appare più oscuro. È quella luce che ci insegna chi siamo davvero e che ci permette di comprendere cosa vogliamo. Perché spesso è proprio attraverso gli episodi più difficili e dolorosi che riusciamo a intravedere con maggiore chiarezza la direzione della nostra vita.
Non a caso il polpo ora si trova nel suo vero habitat: l’acqua. È il momento della consapevolezza, quello in cui si accetta che la vita debba essere vissuta nella sua interezza, con tutte le sue luci e le sue ombre.
Probabilmente, osservando il dipinto, per logica si è portati a pensare che l’acqua si trovi nella parte inferiore. In realtà basta capovolgerlo: solo allora il caos trova il suo elemento naturale, rivelando che l’acqua si trova proprio nella parte superiore.
“A volte il caos non ha bisogno di essere risolto. Ha solo bisogno di essere guardato da un’altra prospettiva.”